LinkedIn Premium viene spesso presentato come uno strumento essenziale per chi vuole fare un salto di qualità nel proprio networking o trovare nuove opportunità di lavoro. Già dalla versione gratuita, la piattaforma spinge molto sull’upgrade: notifiche frequenti, funzioni bloccate, e la sensazione costante che “con Premium sarebbe tutto più approfondito”. Ogni pagina mostra da qualche parte un invito a fare Premium del tipo "pensa a quante cose potresti vedere....".
La visione da non abbonato
Da non abbonato, l’offerta appare molto allettante. Vengono promessi vantaggi significativi come la possibilità di vedere chi visita il proprio profilo, accedere a statistiche più dettagliate, inviare messaggi diretti (InMail) anche senza connessioni e ottenere maggiore visibilità verso recruiter e aziende. In caso di offerte di lavoro sapere il proprio posizionamento rispetto agli altri candidati. Tutto sembra suggerire un netto vantaggio competitivo rispetto agli utenti standard.
La visione da abbonato
Tuttavia, una volta effettuato l’abbonamento, emergono alcuni limiti evidenti che ridimensionano queste aspettative. Una delle funzionalità più pubblicizzate, ovvero la lista dei visitatori del profilo, non è così completa come si potrebbe pensare.
Non tutte le visite vengono effettivamente mostrate: molti utenti navigano in modalità privata o semi-privata, rendendo impossibile identificarli. Di conseguenza, la visione è parziale e può dare un’illusione di controllo o di insight che in realtà non è totale.
Inoltre, a parte la curiosità di sapere chi visita il profilo, la reale utilità di questo dato appare quasi insignificante.
Anche gli InMail, pur essendo teoricamente uno strumento potente, risultano limitati nel numero mensile e non garantiscono alcuna risposta. Senza una strategia chiara o un messaggio ben costruito, rischiano di rimanere inefficaci, riducendo il valore percepito dell’abbonamento.
Un altro aspetto riguarda gli insight sui candidati e sulle offerte di lavoro. Sebbene utili, queste informazioni sono spesso generiche e non sempre determinano un vero vantaggio competitivo. Sapere di essere nel “top 25% dei candidati” può essere interessante, ma non cambia in modo sostanziale l’esito di un processo di selezione. Anche sapere se gli altri candidati sono senior o junior ed il loro grado di scolarizzazione non sembra essere così rilevante.
Conclusione, fare o non fare Linkedin Premium?
In definitiva, LinkedIn Premium promette molto nella fase pre-abbonamento, facendo leva sull’idea di accesso a strumenti esclusivi e opportunità nascoste. Una volta attivo, però, si rivela più come un insieme di funzionalità utili solo in determinati contesti e per utenti molto attivi e strategici.
Per la maggior parte delle persone, l’utilità reale rimane limitata: senza un uso consapevole e proattivo della piattaforma, Premium può facilmente trasformarsi in una spesa poco giustificata rispetto ai benefici concreti ottenuti.
La prova gratuita di un mese è sufficiente per valutare la bontà o meno dell'abbonamento, pertanto risulta la scelta migliore per farsi un'idea, facendo attenzione a cancellare l'abbonamento prima del rinnovo.




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