In attesa di sapere cosa accadrà, David Govett di Marex sembra non avere dubbi nel “vendere oro durante i rally finché la situazione in Siria rimane così com'è.”
Commerzbank mercoledì ha dichiarato invece che “l’effetto di
questi eventi politici durerà poco. È poco probabile che il rischio geopolitico
attuale sia in grado di modificare il trend dell’oro in maniera sostenuta. Dopo
tutto, la domanda di oro fisico al momento è relativamente debole.”
Ciò detto, l’ondata rialzista delle scorse settimane ha
coinvolto anche il Comex: la posizione speculativa net long, identificata come
la differenza tra contratti long e short di futures e opzioni, è salita del
173% rispetto al mese precedente, totalizzando la crescita più veloce dal
giugno 2005.
Durante la settimana conclusasi lo scorso martedì, il totale delle
posizioni short si è ridotto del 24% rispetto alla settimana precedente: si
tratta del minimo degli ultimi sette mesi.
Il prezzo come si diceva è poi crollato durante la giornata
di giovedì e venerdì mattina, mentre i mercati rimanevano in attesa di quello
che è probabilmente il dato economico più importante di tutti, almeno di questi
tempi, ovvero i non-farm payroll negli Stati Uniti.
Dopo la divulgazione dei dati sull’occupazione degli Stati
Uniti, il prezzo dell’oro ha avuto un incremento di $33 all’oncia in appena 5
minuti, toccando i $1393 all’oncia.
I dati si sono rivelati più deboli delle aspettative degli
analisti. Le assunzioni nette sono salite a 169.000 unità, invece delle 180.000
previste. Il tasso di disoccupazione è però sceso al minimo delle ultime 44
settimane al 7,3%.
Ricordiamo che la Federal Reserve aveva indicato un tasso di
disoccupazione del 7% come condizione necessaria per poter discutere
dell’aumento dei tassi di interesse dal livello zero al quale sono attualmente.
Molti analisti hanno atteso i dati di oggi come specchietto per capire se la
politica di tapering, ovvero di riduzione del programma di acquisto di asset da
parte della banca centrale americana, inizierà o no a settembre.
“La Fed vorrà senz’altro raccogliere maggiori informazioni
prima di muoversi in questo senso, sopratutto visto quanto è stata violenta la
reazione dei mercati alla prospettiva di tapering” ha dichiarato Julia Coronado
di BNP Paribas a Bloomberg, commentando a caldo i dati.
Chiudiamo con i fixing di venerdì pomeriggio: l’oro chiude
la settimana a $1387, lo 0,5% in meno rispetto allo stesso dato di sette giorni
prima. In Euro, il fixing è stato €1052,41, un calo dello 0,2%.
L’argento, che ha seguito i movimenti dell’oro durante la
settimana, accentuandoli come di consueto, chiude la settimana con un calo del
2,5%, a $23,05.
In collaborazione con Alessandra Pilloni – BullionVault
Riadattato da MarketMovers.it





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