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Il caso Garlasco e l'uomo sulla luna


Oggi voglio proporti una riflessione su come una menzogna, o semplicemente un errore, possa crescere fino a diventare così grande da apparire inattaccabile.


Prendiamo il caso di Garlasco. Alberto Stasi è stato dichiarato colpevole dell'omicidio di Chiara Poggi. Per arrivare a questa conclusione sono intervenuti investigatori, reparto investigazioni scientifiche di Parma, consulenti tecnici, periti, magistrati: in teoria, il meglio che un sistema possa mettere in campo per ricostruire la verità.


Quando emergono dubbi o contraddizioni, la risposta che si sente più spesso è: "Si sono espressi decine di giudici, possibile che siano tutti incompetenti?". È un'osservazione che, a prima vista, sembra quasi incontestabile.


L'uomo sulla Luna

Ti starai chiedendo cosa c'entri tutto questo con l'uomo sulla Luna.


Seguimi per un momento.


Immagina di avere la possibilità di raggiungere la Luna con mezzi tuoi e verificare personalmente la presenza delle tracce degli allunaggi. Probabilmente sfrutteresti l'occasione per dare un'occhiata.


Ora immagina che, con tua enorme sorpresa, una volta arrivato lassù non trovi assolutamente nulla: nessuna bandiera, nessun rover, nessuna traccia.


Torni sulla Terra convinto che l'allunaggio sia stata una gigantesca menzogna. Sei certo di ciò che hai visto con i tuoi occhi.


Ma chi ti crederebbe?


A parte qualche complottista, praticamente nessuno. Anzi, più proveresti a raccontare la tua esperienza e più rischieresti di essere considerato un folle.


Perché?


Perché contro di te non avresti solo una convinzione diffusa, ma un'intera costruzione collettiva: decenni di documenti, testimonianze, studi, libri, filmati, esperti e istituzioni. Una struttura così imponente da rendere irrilevante perfino la tua esperienza diretta.


E Garlasco?

Ora immagina di aver letto tutte le carte, di aver individuato centinaia di incongruenze e di essere arrivato alla convinzione, oltre ogni ragionevole dubbio, che Alberto Stasi sia innocente.


Ne sei convinto. Lo sai quasi per certo.


Eppure, ogni volta che provi a esporre i tuoi argomenti, vieni liquidato con una frase: "Lo hanno già giudicato".


Non importa quanto siano dettagliate le tue obiezioni. Non importa quanto ti sembri evidente ciò che hai scoperto. Nella percezione collettiva stai mettendo in discussione una verità già consolidata.


Forse è questo il punto più interessante della vicenda: quando una conclusione diventa sufficientemente grande e condivisa, contestarla non significa più discutere i fatti, ma sfidare l'intero sistema che li ha trasformati in verità.


Ed è probabilmente così che Alberto Stasi si è sentito per questi diciannove anni insieme a Giada Bocellari.

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