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Perché lo stato deve salvare le banche?


Molti cittadini si domandano perché lo stato debba sempre intervenire per salvare le banche iniettando soldi pubblici.
Soldi che potevano essere utilizzati in altri settori a beneficio delle aziende e dell'occupazione, del welfare o del sociale.
Cercheremo di spiegare le motivazioni per cui lo stato interviene per salvare le banche e come mai tanti cittadini sono arrabbiati da queste continue situazioni. Una rabbia legittima visto che le peggiori crisi bancarie non sono state causate dalle crisi, ma da comportamenti truffaldini come per esempio la concessione di prestiti giganteschi agli amici, e agli amici degli amici.


Cosa succede se una banca non viene salvata?


Una banca che si trova in difficoltà, secondo i regolamenti vigenti, deve dare il via alla procedura di bail in che comporta perdite per i risparmiatori a seconda del livello di rischio degli strumenti detenuti.
Si avvia dunque una dolorosa procedura che può arrivare a intaccare anche i conti correnti dei risparmiatori, seppure oltre la soglia dei 100mila euro,  secondo questa scala:


  1. azionisti, sono sempre i primi a rimetterci e perdere il loro capitale
  2. obbligazionisti subordinati, anche loro possono perdere tutto il loro capitale
  3. obbligazionisti senior e altre passività ammissibili
  4. depositi oltre i 100mila euro
Avete idea dei disordini che si genererebbero in casi come questo? Banche di medie/piccole dimensioni potrebbero generare un effetto a catena con rivolte popolari e scene di panico. Una crisi di fiducia nel sistema bancario potrebbe portare al fallimento altre banche generando un effetto domino. 


Perché lo stato salva le banche?

Per evitare i suddetti effetti indesiderati lo Stato si adopera per salvare in ogni modo una banca in difficoltà facendo storcere il naso a imprenditori, cittadini, risparmiatori. Effettivamente si tratta di un'ingiustizia considerato che:

  • Quando le banche vanno bene gli utili sono privati e non dello Stato
  • Quando le banche sono in difficoltà, lo stato contribuisce con i soldi di tutti
  • Gli imprenditori privati non hanno nessun aiuto dallo Stato se la loro impresa va male

I dirigenti bancari non perdono mai

Essendo la maggior parte delle banche delle public company ad azionariato diffuso, si può quasi affermare che siano di tutti e di nessuno. Per essere amministrate vengono nominati dei consigli di amministrazione che in ogni caso ricevono il proprio stipendio. Anche la più alta carica dirigenziale all'interno della banca non ha in realtà nessun legame diretto tra stipendio personale e utili/perdite dell'istituto. Anche arrecando danno alla banca quasi intenzionalmente, i manager possono dormire sonni tranquilli. Lo dimostrano gli innumerevoli casi di affidamento degli amici con prestiti monstre e piani di rientro irrealizzabili.

Se le banche falliscono, non è colpa delle famiglie

Se hai un debito di diecimila dollari è affar tuo, ma se è di un milione è un problema delle banche.
(John Maynard Keynes)
Quando una persona si reca in banca per chiedere un prestito di 100/200mila euro non lo fa sicuramente a cuor leggero. In caso di insolvenza le conseguenze sono pesanti. In realtà, sul bilancio globale, il vostro debito è un'inezia. I veri problemi sono causati dalle insolvenze delle imprese che si indebitano per decine, centinaia di milioni di euro. 

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