Stefano Zurlo, firma storica del giornalismo giudiziario italiano, ha pubblicato pochi giorni fa un articolo dal titolo “Abbiamo scherzato”
sul caso Garlasco. Solo pochi giorni fa leggevamo le sbandate in cui il giornalista smontava con tono ironico l’intera impalcatura dell’indagine bis sull’omicidio di Chiara Poggi. In tono saccente, l'ultra-convinto della colpevolezza di Stasi, proferiva: nessuna traccia di un complice, nessuna prova nuova, solo conferme del vecchio impianto accusatorio.  Solo poche ore dopo, esce la notizia CLAMOROSA sulla corruzione di figure chiave della procura. Una figuraccia mediatica che ha lasciato il giornalista esposto alle critiche, soprattutto da parte dei difensori di Alberto Stasi, già condannato per l’omicidio.

 

Zurlo, il negazionista della verità

Stefano Zurlo si è ormai ritagliato il ruolo del giornalista bigotto e refrattario al cambiamento, arroccato su posizioni che sembrano più ideologiche che giornalistiche. Ogni nuova pista, ogni indizio emerso negli ultimi anni sul caso Garlasco — dal DNA sotto le unghie di Chiara Poggi alle incongruenze nell’alibi di Andrea Sempio — è stato sistematicamente ignorato o deriso da Zurlo, come se la verità fosse un fastidio da evitare. Il suo rifiuto di considerare le nuove indagini, persino quando coinvolgono ipotesi di corruzione giudiziaria, lo rende più simile a un custode di dogmi che a un cronista. Invece di interrogarsi, Zurlo liquida tutto con sarcasmo, contribuendo a un clima di superficialità che danneggia il dibattito pubblico e la ricerca della giustizia.

La bomba giudiziaria: indagato l’ex procuratore

Mentre Zurlo cercava di ridimensionare il caso, una nuova e clamorosa svolta ha riacceso i riflettori su Garlasco: Mario Venditti, ex procuratore di Pavia, è stato indagato per corruzione in atti giudiziari. Secondo la Procura di Brescia, Venditti avrebbe archiviato l’indagine su Andrea Sempio nel 2017 in cambio di denaro, versato presumibilmente dai familiari del giovane. Le perquisizioni hanno coinvolto le abitazioni di Venditti, di due ex membri delle forze dell’ordine e dei parenti di Sempio. Un appunto trovato su un bloc notes — “Venditti / gip archivia X 20-30 euro” — ha fatto scattare l’inchiesta. Il sospetto è che l’archiviazione sia stata comprata, gettando un’ombra inquietante su una delle indagini più controverse della cronaca nera italiana.

Zurlo e il cortocircuito dell’informazione

Il tempismo delle rivelazioni sulla corruzione ha reso ancora più imbarazzante la posizione di Zurlo. Mentre lui dichiarava chiusa la partita, la magistratura apriva un nuovo capitolo, ben più grave. Il suo articolo, che sembrava voler mettere una pietra tombale sul caso, è diventato il simbolo di un’informazione che corre troppo, che si affida alle indiscrezioni e che rischia di perdere credibilità. La figuraccia è doppia: da un lato il giornalista che si arrende alle evidenze, dall’altro la giustizia che scopre possibili reati dietro le quinte. Il caso Garlasco, lungi dall’essere risolto, si complica ulteriormente. E chi aveva fretta di chiudere il sipario, ora deve fare i conti con una sceneggiatura ancora tutta da scrivere.

Perché negare l'evidenza?

In un contesto così delicato, la responsabilità dell’informazione è cruciale. Zurlo, che ha avuto un ruolo centrale nel racconto del caso, dovrebbe forse riflettere sul potere delle parole e sull’impatto delle narrazioni. Il pubblico merita chiarezza, non giravolte. E la giustizia, ora più che mai, deve fare il suo corso — senza pressioni, senza suggestioni, ma con rigore e trasparenza.