Vaccini, ora si passa alle minacce



Il tono della campagna vaccinale è di colpo cambiato, ora si è passati alle minacce. Non si parla più del numero delle vaccinazioni giornaliere anche perché ormai è chiaro che la campagna sia in forte declino. Le inoculazioni sono prevalentemente di seconde dosi e le nuove prenotazioni sono calate drasticamente. Si è quindi raggiunta la soglia di popolazione favorevole, mentre la restante parte, di vaccinarsi non ne vuole nemmeno sentir parlare.

Dopo la campagna informativa di regime (c.d. propaganda ) con i mass media impegnati a divulgare spot pro-vaccino e censurare qualsiasi pensiero critico ora serve una nuova fase.

Nuova fase, le minacce 

"Non vuoi vaccinarti, te la facciamo pagare"

Per portare avanti la campagna vaccinale serve quindi una nuova fase, quella delle minacce più o meno velate. C'è chi vorrebbe ghettizzare i non vaccinati, recluderli in casa, magari in futuro in campi di concentramento appositi.

Il green pass dovrà essere esibito per bar, ristoranti, fiere, concerti, stadio. 

Se ciò non bastasse c'è chi rilancia con supermercati  e centri commerciali. 

Assistiamo dunque ad uno dei più beceri ragionamenti umani, la divisione tra due gruppi ostili ed in lotta tra loro. I vaccinati vedono i non vaccinati come una minaccia, basandosi su concetti trasmessi dai mass media che sono però da verificare. Ad esempio, un soggetto vaccinato può contagiare, pertanto non è da considerarsi un soggetto sicuro per la società. Inoltre i vaccini possono spingere il virus a mutare verso varianti più aggressive. Ecco, questi sono solo due esempi critici sulla campagna vaccinale, che vengono però ignorati dal dibattito mono-direzionale a cui assistiamo ogni giorno.  

Paura per le reazioni avverse

La propaganda non può impedire alle persone di confrontarsi e rendersi conto di come vadano le cose nella realtà di tutti i giorni. I vaccini fanno paura per gli effetti collaterali anche gravi che vengono riportati, non più sui giornali, ma da conoscenti vaccinati sul campo. Si scopre così che le reazioni avverse sono più diffuse di quanto si voglia far credere. Le persone valutano quindi il rapporto rischio/beneficio con una nuova consapevolezza


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