Calcio e finanza, la storia della Superlega


Negli scorsi giorni gli appassionati di calcio sono stati testimoni di alcune ore fra le più intense e caotiche mai vissute. Nel giro di appena due giornate, ora più ora meno, è stato annunciato e messo da parte il progetto della Superlega, un ambizioso torneo creato e gestito nella più completa autonomia da quei club che, per blasone o disponibilità economiche, sono oggi considerati fra i top del calcio mondiale. Fra i principali stimoli a creare una competizione di questo genere, indiscutibilmente, c’è il valore economico che il torneo sarebbe riuscito, nelle intenzioni dei fondatori, a mettere in moto: una molla che ha portato a uno scontro senza precedenti fra la UEFA, da un lato, e i club “ribelli” dall’altro.

Per capire quanto è accaduto è necessario prima partire dal quadro preliminare: l’aspetto economico, nel mondo del calcio moderno, già da diversi anni gioca un ruolo di primaria importanza. Il primo indice in tal senso può essere visto nell’acquisto di alcune società calcistiche da parte di importanti realtà economiche globali: si può pensare all’acquisto del Chelsea nel 2003 da parte di Roman Abramovic; all’acquisto del Manchester City nel 2008 da parte di una nota società emiratina; più di recente, le note vicende societarie di PSG e Inter. In uno scenario nel quale la disponibilità economica cominciava a diventare sinonimo di valore sportivo, in quanto le proprietà più benestanti erano le uniche a poter spendere cifre importanti, è stato di conseguenza inevitabile che tali cifre prendessero a crescere a loro volta. Agenti, ingaggi, trasferimenti: tutti i costi del mondo del calcio si sono adeguati alla crescente disponibilità economica da parte di alcune società.

In risposta alla tendenza, la UEFA ha introdotto il concetto del fair play finanziario, improntato alla sostenibilità economica della gestione societaria e pensato per ridurre le disparità economiche fra i club facenti parte dell’associazione, che nella sua applicazione pratica è stato tuttavia accusato di essere poco oggettivo. D’altro canto, le stesse ridistribuzioni dei ricavi per le competizioni organizzate dalla UEFA – Champions League e Europa League su tutte -, anch’esse fortemente criticate per i criteri alla loro base e recentemente oggetto di intervento, in uno scenario del genere non sono più in grado di incidere significativamente sui regimi economici delle società. Più di recente, anche l’ormai prolungata e inevitabile assenza dei tifosi dalle gradinate, che si protrae già da diversi mesi, ha sicuramente influito sulle decisioni che si sono susseguite e che hanno portato allo scontro degli scorsi giorni.

In questo contesto, caratterizzato dunque principalmente da insofferenze di natura economica, il 19 aprile scorso 12 club (fra cui le italiane Inter, Milan e Juventus) hanno annunciato la creazione di un torneo esterno al controllo UEFA, del quale sarebbero stati gli unici organizzatori e, conseguentemente, gli unici beneficiari degli incassi generati. Proprio qui sta il nocciolo della questione: tali incassi, in quanto prospettato dagli organizzatori, sarebbero stati in grado di oscurare l’intero giro d’affari della UEFA. Si è fatto riferimento a una cifra di 10 miliardi di euro per un generico periodo iniziale di impegno, cifra comunque non inverosimile considerando che era già stato approvato un finanziamento, da parte di un istituto americano, di 3,5 miliardi di euro: finanziamento che certamente non sarebbe stato concesso se non in cambio di credibili garanzie per il futuro.

Il progetto Superlega, nato quindi per far fronte a difficoltà economiche tanto risalenti quanto ben più recenti, ha catalizzato su di sé le attenzioni di un’enorme fetta dell’opinione pubblica, per la maggior parte schieratasi però in posizione fortemente critica. A partire dalla UEFA per arrivare agli stessi calciatori e allenatori, dal mondo politico a quello delle tifoserie: le pressioni sono state tante e tali che dopo appena 48 ore i primi club hanno iniziato a tornare sulle proprie posizioni, sfilandosi dal progetto. Progetto che, comunque, ancora oggi non è definitivamente tramontato: alcune società non si sono formalmente ritirate e i lavori per una Superlega continuano a essere ben vivi anche se nella necessità di modifiche, come dichiarato delle dirigenze di Real Madrid e Juventus, due dei club più fortemente convinti.

Se il progetto è naufragato, almeno per il momento, non si possono comunque ritenere superate le ragioni che hanno condotto alla sua pur brevissima esistenza: un mondo del calcio sempre più costoso, nel quale non sono più sufficienti le risorse incassate dalle competizioni per club internazionali che vengono redistribuite in maniera spesso criticata. Un calcio dove a dominare è sempre più di frequente chi ha più risorse, spesso derivanti dall’apporto di capitali esterni al mondo del pallone i quali, nel calcio, vedono una comoda vetrina. Fino a quando il sistema rimarrà improntato a tali criteri, difficilmente si potrà ritenere scongiurato il rischio di nuove proposte di questo tipo.



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