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Gli effetti delle elezioni Usa sul mercato azionario


Gli analisti economici hanno prontamente trovato una definizione per riuscire a spiegare al meglio che cosa ha prodotto la vittoria di Donald Trump alle elezioni presidenziali per gli Stati Uniti. L’hanno definito “il fattore Trump”, semplicemente, e si tratta del nuovo trend economico che spinge il mercato azionario verso la volatilità e verso una ripresa economica che si traduce spesso in un cospicuo rialzo. Non solo il 2016 si è concluso nel migliore dei modi per la maggior parte delle azioni statunitensi, ma gli effetti di questo cambiamento si vedranno maggiormente a partire dalle prime settimane del 2017.


Già durante il mese dello scorso ottobre, gli analisti e broker più affidabili e attendibili avevano spiegato che non si sarebbe verificato nessun cataclisma, bensì il cambio di guardia alla Casa Bianca avrebbe causato un ribasso istantaneo con un forte aumento della volatilità. Questo effetto sarebbe stato più visibile sui titoli maggiormente esposti ai tassi di interesse. Sempre secondo gli analisti più affidabili e moderati, le azioni legate al settore delle infrastrutture avrebbero performato in maniera ottimale a partire già dai primi giorni del post Election Day. Questo è dovuto in larga parte all’impatto sulle previsioni di mercato, dovute al fatto che durante i due mandati Obama, l’economia degli Stati Uniti ha avuto momenti di incertezza se non di crisi vera e propria. Da questo punto di vista, il cambio di guardia repentino ha rappresentato un balzo in avanti per quanto riguarda le azioni del mercato attuale. Non è un caso se quasi tutte le azioni hanno concluso il attivo il 2016.
Non solo, anche quel tipo di società che avevano ottenuto scarso profitto e performance sotto il livello di guardia, hanno concluso con un punto percentuale ottimale come possiamo vedere nel dettaglio attraverso la piattaforma di trade.com. Del resto gli investitori avevano già puntato in direzione della crescita economica, sia in caso di vittoria della Clinton sia per Trump.

Superata la fase più accesa di campagna elettorale, i toni dei commenti sono sfumati sempre più e hanno lasciato il passo alla concretezza di dati economici sempre più positivi. Ora, bisogna tener presente che Washington ha sempre influenzato l’economia degli Stati Uniti, e certo ci ritroviamo a commentare un dato che è in netto contrasto e in contraddizione con quanto veniva scritto e detto durante la campagna elettorale. Non è un caso se i listini nel giro di qualche giorno hanno cambiato direzione, specialmente a causa delle promesse elettorali di Trump. Il suo programma evidentemente è risultato essere più chiaro per investitori e risparmiatori che per analisti politici e per esperti di economia che volevano influenzare in maniera evidente il voto, agitando lo spauracchio di un disastro economico e politico. Come spesso avviene, le cose sono andate diversamente. Oggi le opportunità di investimento negli Stati Uniti sono numerose e non è un caso se tutti gli indici e le principali azioni vanno con il vento in poppa e si parla di trend economico rialzista come non avveniva da tempo. Anche la Federal Reserve ha reagito prontamente alzando il tasso di interesse dello 0,25%.

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