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La nuova tassazione degli ETF e il recupero delle minusvalenze


La tassazione degli ETF è sempre stata un grattacapo per gli investitori, con regole complesse e sostanzialmente illogiche. Dal 9 aprile 2014 le cose sono cambiate, con l’entrata in vigore del D.lgs 44 del 4 marzo 2014 in recepimento della direttiva europea Alternative Investment Fund Managers, che ha modificato una volta per tutte il regime fiscale applicato agli ETF armonizzati e non.

Tale decreto rappresenta una semplificazione perché elimina la doppia imposizione fiscale basata sul differenziale di prezzo e sul differenziale Nav e prevede che tutti i guadagni siano da considerare redditi da capitale. Tuttavia esistono anche svantaggi non da poco, come il mancato recupero delle minusvalenze che vedremo meglio con il proseguo dell'articolo.




Come funzionava la vecchia tassazione ETF

I proventi derivanti dagli ETF generavano due differenti tipologie di reddito:

 Redditi da capitale: derivanti dai dividendi percepiti e in caso di vendita dall’incremento di valore netto (delta Nav) delle quote (differenza fra Nav del’ETF nel giorno di vendita e quello nel giorno di acquisto);
 Redditi diversi: capital gain/capital loss dati dalla differenza fra prezzo di acquisto e di vendita, meno il delta Nav.

Nuova tassazione ETF dal 9 aprile 2014

Dal 9 aprile 2014 tutti i proventi (positivi) sono trattati come reddito di capitale mentre tutte le eventuali minusvalenze sono trattate come reddito diverso.
Sia i proventi positivi che le minusvalenze sono calcolate sulla differenza tra prezzo di acquisto ed prezzo di vendita dell’ETF, indipendentemente dal valore del NAV dell’ETF che non risulta più rilevante ai fini fiscali.

Nel caso la posizione si sia formata sulla base di molteplici acquisti, il prezzo di acquisto sarà calcolato come “prezzo medio ponderato per la quantità”, cioè sulla base dei prezzi di acquisto realizzati sul mercato e ponderati per le quantità.



Minusvalenze non recuperabili



Lo svantaggio enorme nell'investimento in ETF è costituito dal fatto che d’ora in poi le plusvalenze produrranno solo "reddito di capitale". Sparisce quindi la componente "reddito diverso" che permetteva di recuperare eventuali minusvalenze con i guadagni generati da investimenti in ETF.
Gli Etf erano anche prima uno strumento poco efficiente dal punto di vista fiscale poichè la componente "reddito diverso" era marginale, da oggi in avanti sarà anche peggio!
Per il risparmiatore con l’esigenza di recuperare minusvalenze, gli Etf così come i fondi comuni di investimento, diventano uno strumento assolutamente da evitare!


Dividendi tassati alla fonte




Resta immutata l’impostazione fiscale dei proventi periodici distribuiti dagli ETF ossia i dividendi che sono sempre considerati “redditi di capitale” e come tale non utilizzabili per recuperare eventuali minusvalenze e quindi accreditati all'investitore al netto della ritenuta d'imposta.

La tassazione degli ETF diventa quindi uguale a quella dei fondi comuni di investimento.

Nota: Nessuna modifica è prevista per la tassazione degli ETC dove le plusvalenze sono considerate “reddito diverso” e quindi compensabili con eventuali precedenti minusvalenze.

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