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Perchè investire in obbligazioni?


La prima cosa che viene in mente quando si parla di investimenti sono i mercati azionari. Dopo tutto, le azioni sono emozionanti: i loro andamenti sono discussi nei quotidiani, ed è anche presente una discreta copertura nei notiziari televisivi, inoltre sono comuni le storie di investitori che hanno guadagnato interi patrimoni con le azioni, ma anche di persone che hanno perso una fortuna.




Le obbligazioni, invece, non hanno la medesima attrattiva. Il loro linguaggio sembra arcano e può confondere le persone comuni, Inoltre, le obbligazioni – o bond – sono più noiose delle azioni, specialmente durante i periodi in cui i mercati sono in crescita inarrestabile, quando le obbligazioni sembrano offrire un guadagno insignificante rispetto alle azioni. Tuttavia, servono delle importanti crisi per ricordare agli investitori le virtù di sicurezza e stabilità delle obbligazioni. Ed effettivamente, per molti investitori avere parte del proprio portafoglio investita in obbligazioni ha un discreto significato. Per capire cosa sono le obbligazioni, partiamo con un esempio facile

Avete mai chiesto in prestito del denaro? Certo che si! Che si tratti di chiedere pochi euro per comprare dei dolci, da bambini, o chiedere ad una finanziaria un prestito, la maggior parte di noi ha chiesto dei soldi in prestito ad un certo punto della propria vita. Allo stesso modo in cui le persone hanno bisogno di denaro, anche le aziende e i governi hanno necessità di avere denaro in prestito: le aziende possono utilizzarlo per espandere in nuovi mercati, mentre i governi possono sfruttarlo per qualunque cosa, dalle infrastrutture a nuovi programmi socio-assistenziali. Il problema in cui, in genere, enti ed aziende incorrono è che solitamente richiedono più denaro di quanto le banche possano fornire.

La soluzione, in questo caso, è l’emissione di prestiti obbligazionari su un mercato: migliaia di investitori, quindi, prestano una porzione del proprio capitale all’impresa. In realtà, una obbligazione non è altro che un prestito per cui noi siamo i finanziatori in cui l’organizzazione che vende le obbligazioni è definita emittente.

Chiaramente nessuno presterebbe il proprio denaro per nulla: gli emittenti, quindi, corrisponderanno ad un investitore qualcosa di più per il privilegio di utilizzare il denaro agli investitori, sotto forma di interessi o cedole, che sono versate ad un tasso e con una cadenza predefiniti. La data in cui l’emittente deve rimborsare il valore nominale dell’obbligazione, ovvero quanto ha ricevuto dal singolo investitore, è chiamata maturità. Ammettiamo, per esempio, che acquistiate una obbligazione per un valore nominale di 1.000 euro, con cedola dell’8% e maturità a 10 anni: questo significa che riceverete 80 euro (1.000 € x 8%) di interessi all’anno per i prossimi 10 anni. E siccome la maggior parte delle obbligazioni emettono semestralmente le cedole, riceverete due pagamenti da 40 euro all’anno, per 10 anni. Al raggiungimento della maturità, cioè alla scadenza dei 10 anni dell’investimento, riceverete nuovamente i vostri 1.000 euro.

Debito e Capitale

Le obbligazioni sono titoli di debito, mentre le azioni sono capitale. Questa è la importante distinzione fra le due categorie di strumenti finanziari. Acquistando un’azione, l’investitore diventa proprietario di una quota dell’azienda che le emette, ottenendo diritto di voto e diritto di condividere i profitti futuri. Comprando le obbligazioni, ovvero diventando creditore dell’azienda, si ottengono maggiori privilegi rispetto agli azionisti: ad esempio, in caso di bancarotta, gli obbligazionisti saranno pagati prima degli azionisti, ma non condividono parte dei profitti dell’azienda. Per riassumere, le obbligazioni generano minori rischi rispetto alle azioni, ma questo ottiene al costo di un minor ritorno economico.

Perché investire in obbligazioni?



Uno degli assiomi del mondo degli investimenti è fondato sul fatto che le azioni generano più profitti delle obbligazioni. In passato, questo è stato generalmente vero per periodi di circa 10 anni o più. Ma questo non vuol dire che non si deve investire in obbligazioni: queste, infatti, sono appropriate in qualunque momento l’investitore non riesca a tollerare la volatilità nel breve termine del mercato azionario. Questo può avvenire in due diversi momenti:

  • Pensionamento, ovvero l’esempio tipico di una persona che vive con un importo mensile fisso, necessario per pagare le bollette: un pensionato non può permettersi di perdere la propria fonte di reddito principale;
  • Orizzonte temporale dell’investimento breve: previsione di acquistare un immobile o un bene che richiederà un forte impegno finanziario. Sebbene il mercato azionario fornisce l’opportunità di una crescita maggiore, l’investitore non potrà permettersi di impegnare a lungo termine il denaro che si dovrà utilizzare per l’impegno, e quindi sarà preferibile investire in strumenti finanziari con un accredito fisso.

Questi due esempi sono chiari, ma non rappresentano tutte le tipologie di investitori. La maggior parte dei promotori finanziari, infatti, consigliano di mantenere un portafoglio diversificato, cambiando periodicamente nel corso della vita il peso delle singole asset class: a 20 e 30 anni, infatti, sarà preferibile investire maggiormente in azioni, mentre tra i 40 e i 50 sarà il caso di portare le percentuali gradualmente verso le obbligazioni, fino al pensionamento, periodo in cui la maggioranza degli investimenti dovrà essere sotto forma di reddito fisso.

Nei prossimi post parleremo delle caratteristiche delle obbligazioni, delle tipologie in cui si dividono e di rendimenti obbligazionari.

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