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Il ruolo del dollaro Americano



Dopo giornate abbastanza calme dal punto di vista della volatilità, ieri pomeriggio abbiamo assistito a movimenti molto importanti sul fronte dollaro americano, che è andato a rafforzarsi in maniera interessante sui tentativi di discesa delle borse americane, che ieri hanno iniziato a mostrare una sorta di nervosismo. Cerchiamo di capire cos’è successo.

Prove di risk off


Questa mattina si leggerà su diversi report e su diverse analisi, all’apparenza anche autorevoli, che il dollaro ha fatto segnare dei guadagni contro diverse valute (un basket, come di solito lo si definisce) a causa di dati sulle nuove vendite di case che, inaspettatamente hanno battuto qualsiasi previsione (-3.4%) ed hanno fatto segnare un aumento del 9.6% su base mensile (gennaio rispetto a dicembre, dove si era toccato un -3.8% rispetto al precedente di novembre). Sbagliato.
Il motivo per cui il dollaro è salito non è, a nostro parere, questo. E per capirlo, o meglio, per saperlo, basta essere presenti sul mercato e non affidarsi ad uno sguardo sommario ai grafici e ai dati macroeconomici rilasciati prima di scrivere un pezzo che gli investitori ed i trader leggono, presumibilmente con attenzione. Il biglietto verde ha infatti cominciato a salire nel momento in cui le borse americane hanno tentato delle prese di profitto che hanno portato alla formazione di movimenti importanti a ribasso, non in grado però di battere gli acquirenti che hanno difeso i supporti di breve periodo posti in area 1,840.00 (per quanto riguarda il nostro benchmark di riferimento, lo S&P500), riportando i prezzi sopra 1,850.00 per poi tornare sui supporti e risalire ancora, per consolidare fino al momento in cui scriviamo. Azionario molto nervoso, che sta comunque mostrando forza in grado di contrastare le desiderate prese di profitto da parte di chi vuole consolidare i guadagni derivanti dall’ultima salita, dopo che il famoso livello di 1,730.00 che monitoravamo con attenzione ha tenuto, e dollaro americano che ha mostrato chiaramente di aver rispolverato il suo status di valuta rifugio.


Il ruolo del dollaro


Siamo dunque tornati di fronte a situazioni che vedono il green back salire di fronte a borse che scendono ovvero scendere quando le borse salgono? Se leggete il paragrafo “Il punto della situazione” del nostro articolo di lunedì lo scrivevamo a chiare lettere: il dollaro avrebbe potuto essere venduto per finanziare acquisti di borsa che avrebbero potuto toccare nuovi massimi (risk on). Così è stato e ieri abbiamo avuto la riprova che in situazione opposta (risk off) il dollaro è stato acquistato ed ha perso terreno soltanto contro lo yen giapponese, una valuta rifugio che, data la lontananza dai massimi pericolosi che la BoJ vuole combattere, è risultata più rifugio del dollaro stesso, con il franco svizzero in leggero apprezzamento sull’euro (ma questo è fuori dai giochi di volatilità per il noto fatto del PEG con l’euro a 1.2000) e le materie prime in forte sell off, con l’argento su tutti e l’oro che l’ha seguito.
Sarà una situazione duratura che andrà ad aiutarci dal punto di vista dell’analisi e dell’operatività (il mio punto 5 di analisi ne tiene conto, se dovesse essere il caso) oppure tutto finirà a breve? Personalmente, crediamo di no, ma nel caso in cui queste situazioni dovessero ripetersi cercheremo delle condizioni strutturali giustificative che potrebbero portarci a considerare tali interrelazioni da un punto di vista pratico (cosa che cerchiamo di fare di volta in volta, per ora limitiamo il nostro orizzonte di analisi alla giornata, mantenendo valide queste relazioni anche per oggi). Rimaniamo concentrati sul breve termine in quanto le politiche monetarie di diverse banche centrali non sono ancora certe (oggi la Yellen alle ore 16 italiane parlerà di fronte al Senato di politica monetaria) e molti investitori, quando colti di sorpresa da movimenti come il sell-off tentato sui listini Usa di ieri, per non saper né leggere né scrivere (passateci questo francesismo) acquistano una valuta che potranno liquidare molto facilmente ed a qualsiasi prezzo in caso di necessità.

E le vendite di case migliori del previsto?


Per tornare all’incipit iniziale, esse hanno sicuramente mosso il sentiment degli analisti che oggi saranno molto più concentrati sugli ordini di beni durevoli ed alle richieste di sussidi di disoccupazione (ore 14.30 per entrambi, con i primi che guideranno le reazioni di mercato), ma non possiamo dire che abbiano impattato sui movimenti di mercato in maniera significativa dopo la loro pubblicazione (basti guardare le borse Usa che hanno tentato nuove discese, come “telecronocato” prima, sì, lo sappiamo, il termine non esiste ma rende bene l’idea) né tantomeno sull’apprezzamento del dollaro commentato. Detto questo, dal punto di vista dell’analisi fondamentale, sarà molto importante monitorare i prossimi dati sull’immobiliare poiché, in caso di release positive, potremmo cominciare a considerare un cambiamento del trend principale, per ora ancora negativo. Se non vi siete addormentati, passiamo all’analisi dei livelli tecnici, grazie per averci letto fin qui.



QUADRO TECNICO


EurUsd: dopo la discesa il mercato sta testando l’area di media mobile a 21 periodi che comincia a fornire potenziali spunti ribassisti, valutabili dai prezzi attuali fino a che i prezzi non dovessero superare area 1.3710, con l’idea che un ritorno sopra 1.3720 possa essere propedeutico a ripartenze verso 1.3740, ultimo baluardo che potrebbe tenere e che soltanto se superato potrebbe lasciare spazio verso approfondimenti per 1.3770. Sotto 1.3680 il mercato potrebbe tentare estensioni verso i minimi ed in estensione verso i punti statici precedenti.

UsdJpy: la situazione tecnica appare meno chiara rispetto all’euro, con i prezzi in congestione tra 102.25 e 102.45. questi i punti da poter seguire per eventuali approfondimenti nell’ordine della ventina di punti a rialzo o a ribasso, con un occhio puntato su un 4 ore dove troviamo dei massimi statici passanti per 102 ¾ e dei minimi crescenti (dinamici) che potrebbero significare due cose: o una tenuta dei massimi o una rottura dei massimi. Operativamente tale situazione si potrebbe sfruttare posizionandosi corti sulle resistenze ed utilizzando stop e reverse sopra di esse.

EurJpy: test della 21 oraria anche qui (che corrisponde anche ai primi punti statici di resistenza) e media a 100 che passa sugli ultimi livelli statici di resistenza. In quest’area potrebbe essere possibile pensare ad acquisti di yen con l’idea che ritorni sopra 140 ¾ potrebbero aprire la strada verso 141.25. Approfondimenti sotto i minimi della notte potrebbero condurre ad estensioni verso i minimi di ieri ed eventualmente ulteriori ribassi verso gli statici precedenti.

GbpUsd: forte congestione e lateralità per la sterlina (un po’ come UsdJpy) che tecnicamente non mostra nessuno spunto rilevante, se non l’idea di seguire il mercato su un time frame a 15 minuti dove eventualmente curare eventuali suggerimenti dati dallo stocastico, sul quale cercheremo divergenze – da considerarsi tali anche in caso di prezzi che mostrano massimi o minimi inferiori e stocastico con, rispettivamente, massimi o minimi alla pari). Anche sui cross sterlina vale questo ragionamento.

AudUsd: la revisione in negativo del dato sulle spese per capitale private a 2.6% e la rilevazione relativa al quarto trimestre 2013, in forte calo rispetto al precedente ed alle aspettative (-5.2% vs -1.3%) hanno fatto sì che si combinassero la forza del dollaro americano, che ha provato a rimbalzare a ribasso dopo la fiammata del pomeriggio, e la debolezza del dollaro australiano, colpito da flussi di vendita veicolati. Crediamo che si renda difficile persino un rimbalzo sulla media a 21 e seguiamo i primi punti statici passanti intorno a 0.8950 come livelli sui quali pensare a posizionamenti short con l’idea che fino a quando non dovessimo superare a rialzo l’area di 0.89 ¾ il mercato non possa cercare di risalire in maniera importante, con primi target posizionati intorno a 0.8990 ed in estensione 0.9015.

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