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La deflazione in Europa


La caduta dell'inflazione
Sull'Europa incombe lo spettro della deflazione dopo che a ottobre 2013 l'indice dei prezzi al consumo è sceso allo 0,7% su base annua rispetto all'1,1% di settembre.Si tratterebbe della cosiddetta "deflazione cattiva", ossia quella causata da un calo della domanda e non da un aumento dell'offerta che riduce i prezzi a vantaggio dei consumatori e che quindi viene definita "deflazione buona".

Con il termine deflazione si indica appunto, in macroeconomia, un calo del livello generale dei prezzi.

La deflazione è dunque l'opposto della ben più nota inflazione, ossia il processo di graduale incremento dei prezzi. In molti casi si assiste soltanto a un rallentamento dell'inflazione, ossia a una diminuzione del tasso di crescita del livello generale dei prezzi: si tratta di un terzo fenomeno che prende il nome di disinflazione. «Il fatto che l'inflazione diminuisca nonostante ci sia stato un aumento dell'Iva significa che siamo in una situazione di vera e propria deflazione, e questo è preoccupante». Così Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria.

La deflazione propriamente detta è in genere un fenomeno negativo, anche se esistono tipi di deflazione "positiva" e aspetti favorevoli della deflazione. Una flessione del livello generale dei prezi deriva molto spesso da una situazione recessiva, ossia di crescita negativa,  in cui la domanda di beni e servizi – la domanda aggregata - si contrae. La spesa di persone e aziende, in altri termini, si riduce. Questo spinge le società stesse a cercare di vendere i propri prodotti a prezzi inferiori, nella speranza di stimolare la domanda e una risposta del consumatore.
Ne deriva che le società vendono a un prezzo minore i propri prodotti e quindi vedono diminuire il proprio fatturato. Per bilanciare questa contrazione del giro d'affari caratteristica delle economie in stato di deflazione, le imprese cercano di ridurre i costi per materie prime e servizi derivanti da altre imprese, di tagliare il costo del del lavoro, di farsi finanziare meno dalle banche riducendo gli oneri finanziari sui debiti contratti. Questi interventi, a loro volta, tendono a comprimere la domanda aggregata di beni e servizi, aggravando la situazione e portando nuove spinte deflative.
La crescita della disoccupazione derivante dal taglio dei costi del lavoro, per esempio, costringerà i nuovi disoccupati a ridurre le proprie spese influenzando negativamente la domanda. Alla deflazione tende, però, anche a corrispondere un aumento del risparmio che può porre le basi per una sana ripresa economica. Il calo dei prezzi aumenta il potere di acquisto dei redditi. Esiste anche un tipo di deflazione positiva generato dalla concorrenza. Se in un mercato la competizione spinge le società ad abbassare i prezzi dei propri prodotti, i consumatori ne traggono vantaggio e l'efficienza del sistema viene accresciuta. E' accaduto negli ultimi anni nei mercati dei personal computer e delle telecomunicazioni. In generale, però, la deflazione si presenta come un problema e desta allarme nelle banche centrali e nella politica.

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