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Crisi siriana, tapering e prezzo dell’oro


Settimana movimentata per i metalli preziosi, che tornano in auge durante la crisi internazionale legata alla situazione siriana.
L’oro registra un fixing pomeridiano di venerdì a $1394,75, l’1,2% in più rispetto alla scorsa settimana. In termini di Euro l’aumento è stato del 2,3% con un fixing di chiusura settimana a €1055,74.
L’argento ha seguito da vicino i movimenti a rialzo dell’oro, chiudendo la settimana con un fixing di $23,64, il 2,4% i più rispetto allo stesso dato della settimana precedente.
Ricordiamo che il mercato di Londra, il più importante al mondo per quanto riguarda l’oro fisico, è rimasto chiuso lunedì per via di una bank holiday nel Regno Unito.

Martedì mattina, alla riapertura dei mercati, l’oro è salito oltre i $1418 all’oncia, spinto sia “dai rischio geopolitici in Medio Oriente e Nord Africa”, secondo l’analisi di Commerzbank, sia dal prospetto di una crisi legata al tetto del debito negli Stati Uniti, argomento portato al Congresso ad inizio settimana dal Segretario di Stato Jack Lew. Ricordiamo che una situazione simile nel 2011 contribuì ak  rialzo del prezzo dell’oro oltre al massimo storico oltre i $1900.
Mercoledì, mentre la crisi siriana si acuisce e un intervento sembra imminente, l’oro tocca il livello più alto da metà maggio a $1433 all’oncia. Si tratta di un livello del 20% più alto rispetto al minimo toccato alla fine si giugno. Si aggiunga che il prezzo dell’oro mercoledì ha toccato i massimi di molte settimane anche in altre valute. In Dollari Australiani, per esempio, superando i AUD 1600 all’oncia, il livello è il più alto dal 12 febbraio.
La Rupia nel frattempo affonda nel mercato del forex e il prezzo dell’oro tocca nuovi record. Mentre le tasse di importazione del metallo giallo sono arrivate al 10% ci si chiede in che modo questi due elementi influenzeranno gli acquisti nella stagione autunnale,  tradizionalmente propizia per gli acquisti di oro in India.
Sul finale di settimana l’oro si ritira, scendendo al di sotto dei $1400 venerdì mattina. “Un ritardo dell’azione militare in Siria ha temporaneamente smorzato la domanda d’oro come bene rifugio” si legge in una nota di Commerzbank emessa venerdì.
C’è anche il tapering ancora sul tavolo, sia per quanto riguarda il destino del dollaro, che quello del prezzo dell’oro. Una nuova preoccupazione sembra coinvolgere la possibilità di rallentamento del programma di quantitative easing della Federal Reserve americana, ed è il destino delle economie emergenti.
Albert Edwards di Societe Generale rimane ottimista sul prezzo dell’oro, come lo è da 4 anni, e fermo sulle sue posizioni: “Ritengo che l’attuale turbolenza sui mercati emergenti porterà a una nuova recessione globale, con onde di deflazione che dall’Asia giungeranno in Occidente.”
Altro che tapering, secondo Edwards, che conferma la previsione a $10.000 all’oncia per il prezzo dell’oro, “il QE verrà aumentato esponenzialmente e non sarà possibile contenere l’inflazione.”


In collaborazione con Alessandra Pilloni – BullionVault

Riadattato da MarketMovers.it


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